Feci Che Galleggiano
Le feci a volte galleggiano, ma a volte no. E, se in qualche caso il galleggiamento può essere spia di qualche patologia di diversa gravità, altre volte è solo dovuta alla quantità di gas contenuta. Ma ora un gruppo di ricerca della Mayo Clinic (Usa) ha dimostrato che a sua volta questa variazione è legata al microbiota intestinale, risolvendo un mistero di lunga data ” Eureka! ” disse Archimede uscendo dalla vasca da bagno nel momento in cui intuì che i corpi galleggiano o meno sulla base della loro densità, non del loro peso.

  • E le feci non fanno distinzione, solo che finora il meccanismo alla base di queste variazioni non era noto.
  • Un gruppo di ricerca della Mayo Clinic (Usa) ha dimostrato ora che è il microbiota intestinale a fare la differenza, risolvendo un mistero di lunga data.
  • A volte le feci galleggianti sono spia di patologie più o meno gravi, ma non sempre, anzi.

Come per qualsiasi corpo il galleggiamento è dovuto alle differenze di densità, così in realtà la sola presenza di gas intestinale abbondante può “tenere a galla” i nostri escrementi. Ma fino ad oggi restava una domanda: perché la materia fecale di alcune persone tende ad avere più gas, e quindi, più galleggiabilità di quella di altre? I ricercatori della Mayo Clinic stavano studiando il microbioma in laboratorio (per altri motivi) e nel corso degli esperimenti hanno ipotizzato che la materia fecale galleggiante fosse correlata alla composizione del microbioma intestinale, ©Scientific Reports Con ulteriori prove, hanno verificato quindi che i batteri che naturalmente abitano l’intestino possono produrre più o meno gas, influenzando la galleggiabilità delle feci. Pertanto, sulla base della composizione del microbiota di quel momento preciso in cui espelliamo i nostri escrementi, questi potrebbero galleggiare o meno.

  • I ricercatori non hanno ancora isolato i batteri che producono più gas, ma hanno notato che in precedenza si era verificato come Bacteroides ovatus fosse responsabile di maggiore flatulenza nei pazienti umani,
  • Pertanto la logica suggerisce che questo è probabilmente uno dei responsabili della formazione di feci galleggianti negli esseri umani ma il team precisa che sarà necessario fare più lavoro per confermare i sospetti e per trovare altri batteri coinvolti nella produzione di più gas, e quindi le famigerate feci galleggianti.

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Quando le feci galleggiano Cosa vuol dire?

Le feci ci dicono se stiamo bene col nostro corpo Analisi di un campione di feci nel laboratorio dell’ospedale San Luigi di Orbassano (TO) Troppo chiare o troppo scure, troppo molli o troppo puzzolenti, oppure belle sode o verdastre: a modo loro, le nostre feci ci dicono quando il nostro corpo non funziona come si deve.

E ci dicono se sappiamo coccolarci facendo attenzione a cosa mangiamo. All’ospedale San Luigi di Orbassano (TO ), il Laboratorio di patologia clinica e microbiologica, diretto dalla dottoressa Giuseppina Viberti, analizza, tutti i giorni, campioni di feci, e, tutti i giorni, scrive i suoi referti che dicono molto sullo stato di salute del paziente ma anche su come il paziente si vuole bene attraverso la corretta scelta di cosa mangia.

«Dobbiamo sempre ricordarci – spiega Giuseppe De Renzi, responsabile delle analisi microbiologiche del laboratorio – che il nostro apparato intestinale non solo è il sistema più esteso del nostro organismo ma è anche quello che cattura tutto ciò che passa.

  1. Un sistema che è colonizzato da miliardi di batteri aerobi e anaerobi di ceppi anche molto diversi, adattati, nell’evoluzione, a convivere con il nostro cibo.
  2. In pratica il nostro apparato intestinale è vivo ed è influenzato dall’esterno».
  3. La prima cosa che si guarda in un laboratorio analisi è il colore delle feci.

Lì fanno quello che, istintivamente, facciamo tutti noi quando ci alziamo dal water e diamo un’occhiata curiosa al prodotto di quel particolare momento di relax.

Osservare le nostre feci è un atto normale che ci portiamo dietro fin dall’Età delle caverne.«È il primo esame che effettuiamo su noi stessi: un tempo cercavamo di vedere tracce di vermi o di sangue, oggi non ci facciamo caso ma guardiamo sempre».E la prima cosa che ci salta all’occhio è il colore,

«Le feci di una persona in salute devono essere di un colore tra il marrone e il verdastro, Il marrone è dato dalla digestione/degradazione della bile, il liquido secreto dal fegato che serve a digerire i grassi. Quando abbiamo la diarrea e le scariche sono frequenti la bile non ha il tempo di essere degradata e le feci sono più verdine.

  1. Ma il verde delle feci di un organismo in forma è dato dalle clorofille dei vegetali a foglia».
  2. I colori che devono fare preoccupare sono il bianco e il rosso,
  3. «È vero che il rosso può essere dato da pigmenti di alcuni vegetali come il pomodoro e soprattutto la barbabietola o la rapa rossa, ma può anche rivelare sangue che si è caricato (per la presenza di polipi o emorroidi) nel tratto finale dell’intestino dove non riesce più ad essere metabolizzato.

Quando il sangue entra nelle feci prima, magari nella zona alta dell’intestino, l’apparato digerente fa ancora in tempo a ossidarlo e le feci si presentano con un colore molto scuro. Il nero può dunque essere un sintomo di emorragia nello stomaco o nel duodeno.

  • Il bianco, invece, è una colorazione rara che è portata dalla mancanza di bile nella digestione per calcoli alla colicisti o per altre ostruzioni.
  • Il colore giallo è dato da un cattivo assorbimento dei grassi,
  • E non è mai una cosa normale: i grassi non dovrebbero mai essere presenti nelle feci se non in quantità minime».

La consistenza è forse l’aspetto delle feci che più è influenzato dalla nostra dieta. «Una dieta vegetariana produce escrementi più poltacei e meno duri, In questo caso, le feci sono ricche di fibre, soprattutto di cellulosa, che il nostro organismo non è in grado di digerire (a differenza degli animali erbivori).

  • Le fibre, per osmosi sono in grado di trattenere molta acqua e quindi le feci sono più molli.
  • L’ingestione di vegetali, tra l’altro, aumenta il volume e la frequenza delle evacuazioni».
  • La consistenza dura è, al contrario, un indizio di una dieta carnivora,
  • «La digestione della carne, senza fibre vegetali, porta a feci caprine, ad agglomerati di palline, oppure feci lunghe e sode.

Nelle feci sono spesso presenti residui vegetali, residui di fibre muscolari della carne, semi di frutti e pollini che ingeriamo con i cibi. Se galleggiano è imprigionato del gas; se vanno subito a fondo nell’acqua del water è perché hanno la consistenza delle feci ricche di residui di proteine carnee.

  1. Poi c’è l’odore,
  2. «Le feci di una dieta vegetale puzzano meno,
  3. Le feci che puzzano di più sono quelle di un pasto ricco di proteine o carboidrati.
  4. Ma l’odore forte dipende anche dalla cattiva digestione dei grassi e degli amidi e dalla buona presenza di flora batterica che può innescare più o meno fenomeni putrefattivi soprattutto nella digestione di proteine e amidi.

Non dipende, invece, dal tempo di stazionamento nel tratto finale dell’intestino. Feci trattenute a lungo sono solo più dure per via del riassorbimento dell’acqua ma non necessariamente puzzano per un’azione più prolungata dei batteri della putrefazione.

Ma, appunto, le feci migliori, quelle che ci dicono che abbiamo una digestione in piena forma, sono quelle che non puzzano troppo e che hanno consistenza intermedia. Sono il segno che i batteri dell’intestino hanno lavorato bene tutti, sia quelli che digeriscono le fibre muscolari animali sia quelli che digeriscono i vegetali.

«Noi siamo animali onnivori e anche se sono possibili diversi tipi di regime alimentare, si ritiene che il più equilibrato sia proprio quello che utilizza sia carni che vegetali». Nella qualità delle feci e per il nostro benessere è importante le regolarità intestinale.

«Molto spesso lo stimolo ci assale quanto abbiamo appena terminato un pasto. È il ” riflesso gastrocolico “, che arriva quando l’organismo che si prepara ad iniziare un nuovo ciclo digestivo. Del resto, non per nulla, i romani avevano le latrine nella stessa sala da pranzo. Oggi, invece, abbiamo ritmi diversi, che ci impediscono di andare in bagno mentre stiamo finendo di mangiare.

Così sarebbe importante insegnare ai bambini almeno la postura giusta della defecazione». Così si scopre che il modo migliore per andare al wc non è la comoda seduta sull’asse della tazza ma accosciarsi sul wc alla turca. «Stando seduti dobbiamo spesso sforzarci e spingere, invece rannicchiati su un buco esercitiamo più pressione sull’ampolla rettale, una zona che è ricca di terminazioni nervose, e che propaga lo stimolo, aiutandoci ad espellere».

Quando la forma delle feci deve preoccupare?

Dalla consistenza delle feci si scopre la salute di stomaco e intestino Prodotto di scarto del nostro organismo, le feci umane possono essere un elemento molto utile nell’ambito della ricerca medica e scientifica: contengono infatti molte informazioni sulla salute del nostro corpo, ottenibili già solo mediante la loro osservazione.

Nel 1998 due medici inglesi hanno messo a punto la Scala di Bristol, una classificazione scientifica basata sulla consistenza delle feci, che aiuta a individuare eventuali anomalie all’apparato gastrointestinale. Particolare attenzione deve essere posta nel caso in cui le feci si presentino come descritto negli estremi della scala: grumi duri e separati oppure uniti a forma di salsiccia suggeriscono la presenza di stipsi, mentre feci a fiocchi morbidi e pastosi o liquide indicano un’ infiammazione in corso.

Il colore è altrettanto importante, occorre riferire al medico la presenza di sangue nelle feci oppure un colore delle stesse che tende al rosso o al nero (spia di sanguinamenti), così come la presenza di muco.

Come devono essere le feci per essere in buona salute?

Composizione delle feci – Le feci normali, in un soggetto in stato di benessere, hanno un aspetto semisolido, cilindrico, “formato”, del peso di circa 150-300 g (100-150 g nel bambino), un colorito che può variare dal marrone al marrone chiaro o scuro a seconda dei vari fattori, tra cui, principalmente, il tipo di pasto ingerito e la quantità di acqua e di fibre ivi contenute.

Quando le feci sono di colore giallo?

Vie biliari e cause correlate – Le feci gialle o di colore molto chiaro possono essere correlata alla riduzione della quantità di sali biliari nelle stesse. Ciò potrebbe dipendere da una malattia epatica, della colecisti o del pancreas. COLECISTI Il persistere delle feci gialle può essere spia di problemi di natura ostruttiva, che impediscono alla bile di raggiungere l’intestino.

Calcoli biliari (queste concrezioni possono formarsi, ad esempio, come risultato della cirrosi o disordini del sangue ); Colecistite (infiammazione della colecisti); Infiammazione del dotto biliare ( colangite ), causata da infezioni batteriche o calcoli alla cistifellea ; Colangite sclerosante primitiva (malattia dei dotti biliari intraepatici o extraepatici, sostenuta da un’ infiammazione cronica ); Cirrosi biliare ; Cisti localizzate nei dotti biliari; Atresia, fibrosi o stenosi delle vie biliari; Colangiocarcinoma (cancro dei dotti biliari).

Queste condizioni patologiche causano, in genere, anche altri tipi di sintomi, tra cui dolori acuti che interessano l’area, febbre, prurito, ittero (ingiallimento delle sclere e della cute) e nausea. FEGATO Le feci gialle possono dipendere da una patologia epatica, in grado di ridurre la concentrazione di sali biliari, fondamentali per il processo digestivo.

Infiammazione del fegato (epatite); Cirrosi epatica ; Ittero secondario ad un aumento della bilirubina (questa condizione si verifica in persone che hanno problemi col fegato o soffrono di una forma di epatite); Tumore del fegato,

PANCREAS Se le feci sono gialle, maleodoranti e di aspetto untuoso per la notevole quantità di grassi non assimilata ( steatorrea ), potrebbe essere in causa una malattia del pancreas:

Pancreatite; Alcune forme tumorali; Insufficienza congenita di sintesi delle lipasi (enzimi secreti nell’intestino, con i quali il pancreas partecipa alla digestione dei grassi ).

Come si presentano le feci nel colon irritabile?

Diagnosi – Mentre fino a pochi anni fa la diagnosi di colon irritabile avveniva per esclusione, ad oggi si arriva invece a diagnosticarla per inclusione in base a criteri definiti. Il dolore o fastidio addominale è un sintomo chiave della sindrome; la diagnosi può essere posta (in accordo ai criteri di Roma IV ) quando sia presente un dolore addominale ricorrente, in media, almeno per un giorno alla settimana negli ultimi 3 mesi, in associazione a due o più dei seguenti criteri:

  • miglioramento con la defecazione
  • associato a un cambiamento nella frequenza di defecazione,
  • associato a un cambiamento di forma (aspetto) delle feci.

I criteri vanno verificati per gli ultimi 3 mesi e l’insorgenza dei sintomi deve essere fatta risalire ad almeno 6 mesi prima della diagnosi. Sono inoltre di norma presenti anche alcuni o tutti i seguenti sintomi.

  • alterata frequenza di evacuazione (indicativamente si intende per “alterata” più di tre evacuazioni al giorno o meno di tre evacuazioni a settimana),
  • alterata forma delle feci (feci grumose, a pezzi o acquose),
  • passaggio delle feci alterato (sforzo, urgenza, o sensazione di evacuazione incompleta),
  • gonfiore o sensazione di distensione addominale,
  • presenza di muco.

La presenza di diarrea o di stipsi senza dolore non permette quindi diagnosi di colon irritabile. La quantità di esami ed indagini necessari è correlata a diversi fattori:

  • durata dei sintomi,
  • cambiamento dei sintomi nel tempo,
  • età,
  • sesso,
  • stato di salute generale,
  • famigliarità di patologie intestinali,
  • grado di condizionamento della vita sociale.

In genere si cerca di non sottoporre il paziente ad un eccessivo numero di indagini, quando non strettamente necessarie. A seconda della gravità dei sintomi, il paziente deve essere gestito da personale diverso:

Gravità sintomi Diffusione Frequenza sintomi Assistenza
Sintomi lievi 70% pazienti occasionali No difficoltà sociale Medico di base
Sintomi medi 25% pazienti frequenti Poche difficoltà sociali Specialista
Sintomi gravi 5% pazienti costanti Invalidanti Centro Specialistico

Il primo approccio è sempre psicologico, per tranquillizzare il paziente ed insegnarli uno stile di vita compatibile, mentre i farmaci si usano solo per dar sollievo a specifici sintomi.

Cosa significa quando le feci si attaccano al water?

Molte malattie o le loro conseguenze possono causare un malassorbimento, Il meccanismo può essere rappresentato da un’alterazione diretta dell’assorbimento o da dei disturbi della digestione che causano l’alterato assorbimento. Il malassorbimento si può verificare per molte sostanze nutritive o per specifici carboidrati, grassi o micronutrienti. Sintomi e segni I sintomi del malassorbimento sono causati dagli effetti delle sostanze osmoticamente attive nel tratto GASTRO INTESTINALE o dai deficit nutrizionali che si sviluppano. Alcune cause di malassorbimento hanno dei quadri clinici specifici. La dermatite erpetiforme si associa spesso a un’enteropatia simil-celiaca di grado lieve; la cirrosi biliare e il cancro del pancreas causano l’ ittero ; l’ ischemia mesenterica causa l’angina abdominis; la pancreatite cronica causa un fastidioso dolore addominale epigastrico e la sindrome di Zollinger-Ellison causa una grave e persistente dispepsia ulcerosa. Il malassorbimento causa perdita di peso, glossite, spasmi carpo-podalici, assenza di riflessi tendinei, ecchimosi cutanee, flatulenza, distensione addominale, meteorismo e senso di fastidio legato all’aumento della massa intestinale e alla produzione di gas. I sintomi di un deficit di lattasi includono una diarrea esplosiva con meteorismo addominale e presenza di gas dopo l’ingestione di latte. Il deficit di lipasi pancreatiche si manifesta con delle feci grasse, contenenti i grassi, indigeriti, assunti con la dieta ( trigliceridi ). A volte si ha steatorrea, con feci chiare, soffici, pastose e maleodoranti che aderiscono ai lati del water o che galleggiano e sono mandate via con difficoltà. La steatorrea si verifica più frequentemente nella malattia celiaca o nella sprue tropicale, Può essere presente anche in caso di feci che sembrano relativamente normali. Il deficit nutrizionale secondario si verifica in proporzione alla gravità della malattia primaria e all’area del tratto GASTRO INTESTINALE interessata. Molti pazienti affetti da malassorbimento sono anemici, di solito, a causa del deficit di ferro (anemia microcitica) e di acido folico (anemia megaloblastica). Il deficit di ferro si verifica usualmente nella malattia celiaca e nei pazienti gastrectomizzati. Il malassorbimento dei folati, si verifica nonostante la dieta adeguata, soprattutto nella malattia celiaca e nella sprue tropicale. Nella sindrome dell’ansa cieca, così come molti anni dopo un’estesa resezione della parte distale del tenue o dello stomaco, si può avere un deficit di vitamina B12. Tuttavia, la classica resezione di 50 cm dell’ileo terminale per una malattia di Crohn ileocecale, raramente conduce a un significativo deficit di B12. Il deficit di Ca è comune, in parte dovuto a un deficit di vitamina D con alterato assorbimento e in parte al legame del Ca con gli acidi grassi non assorbiti. Questa carenza può causare dolore osseo e tetania, Il rachitismo infantile è raro, ma nella forma grave della malattia celiaca dell’adulto si può verificare l’ osteomalacia, Un deficit di tiamina (vitamina B1) può causare delle parestesie (come il deficit di vitamina B12), mentre il malassorbimento della vitamina K (principalmente liposolubile) può condurre a un’ipoprotrombinemia con la tendenza all’ecchimosi e al facile sanguinamento. Un grave deficit di riboflavina (vitamina B2) può causare un’infiammazione della lingua e una stomatite angolare, mentre i deficit di vitamine A, di vitamina C e di niacina raramente causano problemi clinici. Un malassorbimento proteico può portare a un edema ipoproteico, solitamente a carico degli arti inferiori. Una disidratazione, una perdita di potassio e una debolezza muscolare possono far seguito a una diarrea profusa. La malnutrizione può essere responsabile anche di deficit endocrini secondari; per esempio, l’amenorrea primaria o secondaria costituisce un’importante manifestazione della malattia celiaca nelle giovani donne. Diagnosi I sintomi e i segni conducono al sospetto diagnostico di malassorbimento. Qualunque combinazione di calo ponderale, diarrea e anemia deve far nascere il sospetto di un malassorbimento. Gli studi di laboratorio confermano la diagnosi. La misurazione diretta dei grassi fecali è il test più affidabile per la diagnosi definitiva. La steatorrea rappresenta un’evidenza assoluta di malassorbimento, ma non è sempre presente. Per un adulto che segue una normale dieta occidentale, con un’assunzione giornaliera di grassi pari a 50-150 g, una perdita di grassi fecali > 17 g/die non è normale. L’accuratezza nella raccolta delle feci è importante. È possibile ed è vantaggioso effettuare gli studi dei grassi fecali ambulatorialmente; solitamente una raccolta di 3-4 gg è adeguata. L’ ispezione delle feci e l’ esame microscopico sono anch’essi di grande valore. Il tipico aspetto delle feci, descritto sopra, è inconfondibile. La presenza di frammenti di cibo indigerito suggerisce o l’estrema ipermotilità intestinale o un intestino corto (p. es., una fistola gastrocolica). Le feci grasse in un paziente itterico indirizzano verso una cirrosi biliare primitiva o un cancro del pancreas. L’esame microscopico che evidenzia la presenza di particelle di grasso e di fibre carnee indigerite, suggerisce un’insufficienza pancreatica. La microscopia permette di identificare le uova o i parassiti. La colorazione di Sudan III di uno striscio di feci è un test di screening relativamente semplice e diretto, anche se non quantitativo, per il grasso fecale. I test dell’assorbimento sono utili per definire la lesione (per l’assorbimento del lattoso, v. oltre Intolleranza ai carboidrati). Il test di assorbimento del d-xiloso è una misura indiretta, ma relativamente specifica, dell’assorbimento della parte prossimale del piccolo intestino. I reperti alterati sono comuni nella malattia digiunale primitiva, ma raramente lo sono nelle altre cause. Al paziente a digiuno vengono somministrati 5 g di d-xiloso PO e poi vengono raccolte le urine per le successive 5 h. Questo dosaggio è leggermente meno sensibile rispetto a una somministrazione maggiore (25 g), ma non provoca nausea o diarrea. Se il flusso urinario è adeguato e la filtrazione glomerulare è normale, una quantità < 1,2 g di d-xiloso nelle urine raccolte per 5 h è considerata alterata, mentre 1,2-1,4 g sono considerati valori al limite della norma. Anche se il test è molto popolare nella pratica pediatrica, la raccolta completa delle urine nei bambini piccoli è difficile e molti ricercatori preferiscono misurare i livelli ematici. Tuttavia, la misurazione dei livelli ematici è meno attendibile perché i livelli normali e quelli anormali si sovrappongono in maniera importante a meno che la dose di d-xiloso non sia di 0,5 g/kg. Il malassorbimento del ferro, solitamente, può essere sospettato in un paziente che segue una dieta adeguata e che non ha una perdita cronica di sangue o non è affetto da talassemia, ma presenta un deficit di ferro, indicato da una bassa ferritina sierica e da una bassa sideremia. All'esame del midollo osseo si possono osservare delle ridotte riserve di ferro. L' assorbimento di acido folico è anormale se, in un paziente che assume una dieta adeguata e non consuma una quantità eccessiva di alcol, viene riscontrato un basso livello di folati nel siero o nei GR. L' assorbimento della vitamina B12 è alterato nei casi in cui la concentrazione sierica di vitamina B12 è bassa. Poiché i depositi sono abbondanti, un basso livello indica una condizione cronica. Il test di Schilling è utile per accertare la causa del malassorbimento. La ridotta escrezione urinaria ( 9%) quando viene somministrato il fattore intrinseco legato alla vitamina B12 radiomarcata, il malassorbimento è causato da un deficit di attività del fattore intrinseco (spesso, una vera anemia perniciosa). Quando la somministrazione del fattore intrinseco non corregge l'escrezione, devono essere sospettate una pancreatite cronica, i farmaci (p. es., l'acido aminosalicilico) o una malattia del piccolo intestino (p. es., le anse cieche, i diverticoli digiunali e la malattia ileale). La deconiugazione dei sali biliari da parte dei batteri intestinali, che si verifica nei disordini del piccolo intestino che causano una stasi e una crescita batterica (p. es., le anse cieche, i diverticoli e la sclerodermia), può essere valutata con il breath test con l'acido glicolico con C 14. Il test, di solito, non è necessario, è costoso e spesso non è disponibile. Le rx possono essere aspecifiche o diagnostiche. Un esame dell'apparato digerente superiore, seguito da un esame del piccolo intestino, può mostrare una dilatazione delle anse intestinali con un assottigliamento delle pliche mucose (che indicano una sprue celiaca) o un loro ispessimento (che indica la malattia di Whipple ) e una frammentazione irregolare della colonna di bario, ma questi aspetti suggeriscono solo un malassorbimento. I reperti diagnostici sono rappresentati dalla presenza di fistole, di anse cieche o di varie anastomosi intestinali; di una diverticolosi digiunale; e aspetti della mucosa suggestivi di un linfoma intestinale, di una sclerodermia o di una malattia di Crohn. L'esame rx diretto dell'addome può evidenziare delle calcificazioni pancreatiche, che sono un segno di pancreatite cronica. Anche la CPRE può essere utile nell'identificare un'insufficienza pancreatica cronica, ma di solito è sufficiente la calcificazione pancreatica. La biopsia del piccolo intestino a livello digiunale è una procedura di routine che permette contemporaneamente dei prelievi di succo digiunale per un esame microbiologico della flora intestinale. Le biopsie endoscopiche sono anch'esse utili, ma devono essere eseguite oltre la seconda porzione del duodeno. Il prelievo mucoso può essere esaminato macroscopicamente con una lente di ingrandimento o con un microscopio dissettore o con la microscopia ottica o elettronica e gli omogenati tissutali possono essere analizzati per la loro attività enzimatica. Le diagnosi specifiche includono la malattia di Whipple, il linfosarcoma, la linfangectasia intestinale e la giardiasi (in cui si può notare il trofozoita strettamente adeso alla superficie villosa). L'istologia digiunale (atrofia dei villi) si presenta alterata anche nella malattia celiaca, nella sprue tropicale e nella dermatite erpetiforme. Sono utilizzati due test della funzione pancreatica che richiedono entrambi l'intubazione duodenale: il test di Lundh, in cui la secrezione pancreatica viene stimolata indirettamente mediante l'assunzione orale di un pasto apposito, misura i livelli della lipasi nell'aspirato duodenale. La secrezione pancreatica può essere stimolata anche direttamente da un'iniezione di secretina EV. Il test alla bentiromide è stato, invece, introdotto per valutare la funzione pancreatica, ma la sua accuratezza e la sua utilità devono essere ancora definite. Il test è basato sulla scissione del peptide sintetico bentiromide, da parte dell'enzima pancreatico chimotripsina. La molecola dell'acido para-amminobenzoico è assorbita ed escreta nelle urine. L'accuratezza dipende dal normale svuotamento gastrico, dal normale assorbimento e da una normale funzione renale; alcuni farmaci (p. es., i sulfamidici e l'acetaminofene) possono provocare dei falsi risultati. Dei test speciali possono essere utili per fare la diagnosi delle cause meno comuni di malassorbimento, come i livelli della gastrina sierica e la secrezione gastrica acida nella sindrome di Zollinger-Ellison, la concentrazione del Cl nel sudore nella fibrosi cistica, l'elettroforesi delle lipoproteine nella abetalipoproteinemia e il cortisolo plasmatico nella malattia di Addison, La superficie assorbente dell'intestino è straordinariamente estesa, lunga oltre 4 metri, al sollevamento delle pliche della sua mucosa di rivestimento è ulteriormente accresciuta nella sua superficie ed ulteriormente ancora per la presenza dei villi intestinali visibili alla microscopia (2x10 elevato 9). La superficie di assorbimento di questa area è aumentata di circa il 600% dai villi, i quali sono proiezioni a forma di dito che rivestono le pareti dell'intestino tenue. Ogni villo contiene un vaso linfatico circondato da una rete di capillari, e nella sua superficie rivolta verso la cavità intestinale è provvisto di un orletto a spazzola, formato da minuscole estroflessioni cilindriche dette microvilli. L'attività motoria dell'intestino favorisce i processi dell'assorbimento, Le sostanze nutritive raggiungono il circolo attraverso il sistema venoso portale, in cui si gettano i capillari intestinali, o attraverso i linfatici intestinali, verso cui confluiscono i vasi chiliferi. I nutrienti assorbiti attraverso i vasi linfatici, cioè grassi, piccole quantità di fosfolipidi e colesterolo, passano appunto nel sistema linfatico. Circa il 90% dei grassi è complessivamente assorbito attraverso il sistema linfatico. Tale sistema può essere considerato come una via di connessione tra il sangue e i tessuti, attraverso la quale avviene il trasporto alle cellule di quella parte di nutrienti non solubile in mezzo acquoso. Tutti gli altri nutrienti, (amminoacidi e zuccheri) che sono assorbiti attraverso i capillari sanguigni, si riversano nella vena porta e sono trasportati direttamente al fegato. Il fegato trattiene parte dei nutrienti per le sue necessità (per es: la vitamina B12, indispensabile per formare i globuli rossi) e, tramite il circolo sanguigno, ridistribuisce i restanti, non modificati o dopo averli parzialmente rielaborati per via enzimatica, alle cellule degli altri distretti dell'organismo. Alcune sostanze, invece, passano attraverso la membrana intestinale per semplice diffusione, e ciò può avvenire solo quando si trovano nell'intestino in concentrazione più elevata che nel plasma, mentre in caso contrario il passaggio avviene per trasporto attivo, un processo che richiede energia. Questo meccanismo, sostanzialmente simile per tutti i nutrienti, avviene a opera di un componente - di regola una proteina localizzata sulla membrana plasmatica delle cellule - che si carica del nutriente e gli consente di viaggiare contro un gradiente di concentrazione, cioè di passare da un'area dove si trova in minore concentrazione, a un'altra dov'è in concentrazione maggiore. Tutti i carboidrati sono assorbiti, nella forma delle loro unità costitutive, nella porzione superiore dell'intestino tenue (duodeno e digiuno). Perciò, l'amido, che è un polimero fatto da tante unità di glucosio, deve, prima dell'assorbimento, essere demolito a glucosio; il saccarosio a glucosio e fruttosio; il lattosio a galattosio e glucosio. Molte persone sane, sia adulti sia bambini, hanno intolleranza al lattosio: ciò dipende dal fatto che il loro organismo è incapace di scindere questa sostanza nelle sue unità costitutive, le sole che possono essere assorbite e quindi fungere da nutrienti. Questa intolleranza solitamente è di carattere ereditario, ma può anche essere acquisita, e si manifesta con dolori addominali, diarrea e flatulenza. Essa è poco diffusa tra gli Europei ma è molto ricorrente nelle popolazioni di colore. Fra gli afroamericani, sia dell'America del Nord sia dell'Africa, raggiunge punte del 77%, e quindi non sembra che possa essere semplicemente legata all'abitudine o meno di consumare latte, che negli Stati Uniti è molto diffusa da lunghissimo tempo. Il processo di assorbimento dei grassi, più complesso, richiede la formazione di aggregati micellari tra i prodotti della loro digestione e i sali biliari che, una volta entrati nelle cellule della parete intestinale, vengono scissi: i sali biliari sono riversati nella cavità intestinale per riprendere il loro ruolo, mentre la componente grassa è trasferita nei vasi linfatici sotto forma di piccolissimi globi detti chilomicroni. I chilomicroni dai vasi linfatici sono poi riversati nella circolazione sanguigna e distribuiti ai vari distretti dell'organismo. Le proteine, una volta demolite nelle loro unità costitutive (gli aminoacidi), passano nelle cellule della parete intestinale - mediante trasporto attivo - e da lì, attraverso la vena porta, sono convogliate al fegato. Può accadere che piccolissime quantità di proteine siano assorbite così come sono: quando ciò si verifica, il nostro organismo si trova a essere sensibilizzato alle proteine. Ecco perché una successiva introduzione di quelle stesse proteine provoca manifestazioni come asma, eruzioni cutanee e tutta quella serie di altri malesseri conosciuti come allergie. Le vitamine, invece, non hanno bisogno di essere trasformate. Il loro assorbimento avviene nel digiuno, il tratto intestinale che si trova immediatamente sotto il duodeno. La vitamina B12, a differenza delle altre, è assorbita nel tratto successivo (ileo). I sali minerali, a quanto risulta, vengono assorbiti lungo tutte le sezioni dell'intestino tenue, mediante meccanismi differenziati per ogni tipo di sale minerale. In particolare, l'assorbimento del ferro e del calcio avviene grazie a uno specifico meccanismo di controllo - ovviamente diverso per ognuno dei due nutrienti in questione - che regola la quantità assorbita a seconda dello specifico bisogno che l'organismo ha di quel nutriente in un determinato momento. Come vengono utilizzati i nutrienti Al termine dei processi di digestione e assorbimento il nostro organismo viene a essere "invaso" da una varietà di sostanze chimiche, che abitualmente comprende tutti i nutrienti che gli sono necessari. Queste sostanze entrano a far parte di un insieme definito pool (ammasso) metabolico. Il pool metabolico, distribuito in tutto l'organismo, non comprende solo le sostanze chimiche che provengono dalla digestione, ma anche quelle (del tutto uguali) che derivano dagli incessanti processi metabolici dell'organismo. Per esempio, il nutriente chiamato glucosio, proveniente dalla demolizione dell'amido contenuto in alimenti come pane e pasta, è perfettamente uguale al glucosio che proviene dall'attività metabolica del fegato, quindi costituisce con esso un unico pool. Da questo pool comune le cellule prelevano i nutrienti necessari, indipendentemente dalla loro origine. Le cellule del nostro organismo, sebbene siano molto differenziate come strutture e funzioni, e quindi come esigenze nutrizionali e capacità metaboliche, hanno meccanismi operativi di base sostanzialmente identici. Ciò significa che tutte le cellule:

convertono nello stesso modo l’energia chimica contenuta nei nutrienti in energia utilizzabile per compiere lavoro; sintetizzano nello stesso modo le proprie strutture fondamentali a partire dai nutrienti semplici (assimilazione); di conseguenza, si rinnovano e si duplicano attraverso un’identica successione di eventi.

Esistono meccanismi generali che regolano la corretta distribuzione e utilizzazione dei nutrienti nelle diverse cellule e che, pertanto, presiedono a quella che viene chiamata omeostasi dell’organismo. L’ omeostasi è una condizione interna di equilibrio che assicura il mantenimento della normale concentrazione dei componenti del pool metabolico nell’organismo e il ritorno a questo equilibrio quando viene turbato, il che accade a ogni pasto, con l’immissione di nuovi nutrienti.

L’ omeostasi è mantenuta tramite il coordinamento delle attività metaboliche di tutte le cellule dell’organismo. Questo coordinamento è assicurato da due tipi di segnali costituiti da particolari sostanze elaborate dal sistema nervoso (neurotrasmettitori) e dalle ghiandole endocrine (ormoni). I segnali emessi dal sistema nervoso raggiungono l’organo-bersaglio viaggiando attraverso un filamento (nervo), quindi con un meccanismo che consente una comunicazione riservata tra il sistema emittente (cellula nervosa) e quello ricevente (per esempio, il muscolo), come tra due persone che si parlano al telefono.

Il repertorio di questi segnali è limitato perché limitato è il repertorio dei neurotrasmettitori. Gli ormoni, cioè i segnali elaborati dalle ghiandole endocrine, comprendono un numero molto maggiore di specie chimiche, quindi molecole piccole e grandi, solubili nei grassi o nell’acqua.

L’esempio più noto di ormone è l’insulina, che è una grossa molecola, solubile in acqua, elaborata dalle cellule di quella porzione del pancreas detto pancreas endocrino per distinguerlo dalla porzione (pancreas esocrino) che, come è stato detto, fabbrica gli enzimi della digestione intestinale. Anche questo tipo di segnale viene trasmesso da una cellula emittente a una ricevente, ma non attraverso una struttura ben definita (come il nervo nel precedente tipo di segnali) bensì attraverso la circolazione sanguigna.

Perciò questi segnali arrivano a tutte le cellule dell’organismo; ma dato che sono segnali in codice, possono essere compresi, cioè trasformati in un’informazione utilizzabile, solo da quelle cellule specificatamente attrezzate a questo fine (anche in questo caso le strutture riceventi sono delle glicoproteine localizzate sulla membrana plasmatica delle cellule).

  1. Se la trasmissione dei segnali del sistema nervoso può essere paragonata al telefono, quella ormonale ha delle analogie con le onde radio: le onde radio si diffondono dappertutto, ma soltanto gli strumenti opportunamente sintonizzati sono in grado di trasformarle in un linguaggio comprensibile.
  2. Il sistema di segnali sopra descritto è il principale responsabile della regolazione del “traffico” di nutrienti tra i diversi organi e tessuti che costituiscono il nostro organismo, e della loro utilizzazione secondo le esigenze di ognuno di essi, che non sono le stesse.

Per esempio, il cervello e i globuli rossi utilizzano per i loro bisogni energetici il glucosio che deriva principalmente dal fegato, che è l’organo centrale delle trasformazioni che avvengono nel nostro organismo. Il muscolo, invece, ha bisogno di glucosio solo nell’esercizio violento e di breve durata, mentre utilizza prevalentemente acidi grassi, provenienti dalle riserve di grassi dell’organismo, per il lavoro di lunga durata.

Il surplus di energia, in qualsiasi forma chimica venga introdotto con la dieta, è messo in riserva nel tessuto adiposo sotto forma di grassi. Questa incessante ridistribuzione di nutrienti è fondamentale per il processo vero e proprio della nutrizione, che ha luogo continuamente nei miliardi di cellule che, associate in organi e tessuti, costituiscono il nostro organismo.

Infatti, normalmente consumiamo i nostri pasti per poco più di un’ora su ventiquattro, assorbiamo i nutrienti provenienti dal processo della digestione lungo un periodo che va dalle sei alle otto ore, e invece dobbiamo utilizzare nutrienti per i differenti bisogni dell’organismo ventiquattro ore su ventiquattro.

Tuttavia non è questa la maggior peculiarità del nostro organismo. Anche una macchina non utilizza sempre immediatamente il carburante, ma ha un serbatoio che consente un’autonomia più o meno lunga fra un rifornimento e l’altro. Ciò che invece contraddistingue il nostro organismo è che i nutrienti, periodicamente immessi nell’organismo, non servono solo a fornire energia e a costituire riserve, ma anche a ricostruire quei pezzi della “macchina” continuamente usurati durante l’incessante svolgimento dei processi vitali.

Infatti, non è solo durante il processo di crescita che i nutrienti sono utilizzati, secondo un piano geneticamente prefissato, per la progressiva costruzione dell’organismo: ” siamo quello che mangiamo ” anche quando, raggiunte le dimensioni finali, il nostro organismo rimane apparentemente “stazionario”.

Cura e trattamento Cure e trattamenti dipendono, ovviamente, dalle cause responsabili di malassorbimento. Possono essere richieste specifiche integrazioni alimentari per colmare deficit nutrizionali, che nei nei casi più gravi andranno eseguite per via venosa (nutrizione parenterale); in presenza di deficit enzimatici può essere utile la supplementazione di enzimi digestivi animali ( pancreatina ) o vegetali ( bromelina e papaina ); diete di esclusione possono essere utili in presenza di intolleranze alimentari e celiachia (evitando, ad esempio, gli alimenti che contengono glutine); l’uso di antibiotici da un lato e probiotici dall’altro può essere utile per ripristinare il normale equilibrio della flora batterica intestinale nelle sindromi da malassorbimento dovute o associate a disbiosi.

E’ necessario quindi identificare le cause ed eliminare gli agenti scatenanti, oltre a seguire un regime alimentare sano accompagnato da integratori. Nei casi connessi all’uso di farmaci per il trattamento del cancro, a disfunzioni del pancreas e a particolari problemi conseguenti a interventi chirurgici allo stomaco o all’intestino è necessario un attento consulto medico.

  1. Coloro che soffrono di malassorbimento hanno bisogno di più sostanze nutritive del normale per porre rimedio al problema.
  2. Gli elementi nutritivi vengono assimilati più facilmente in forma di iniezioni, polveri, liquidi e pasticche sublinguali.
  3. L’organismo di molti pazienti non è in grado di scomporre gli integratori in pillole; talvolta le pillole vengono eliminate attraverso le feci.

Si dovrebbero evitare le pastiglie voluminose e dure e a rilascio prolungato. È essenziale una correzione della dieta e un programma depurativo che aiuti a guarire e depurare il colon. A dispetto della correttezza della dieta o del numero di integratori presi, se accusate alcuni dei disturbi intestinali descritti precedentemente potreste soffrire di carenze nutritive.

  • La sostanza fecale che rimane nell’intestino a causa della stitichezza si decompone e libera delle tossine e dei gas velenosi che entrano nel circolo sanguigno.
  • Queste tossine danneggiano i tessuti e gli organi.
  • Il sangue intossicato non è in grado di eliminare le cellule morte e i rifiuti, causando affaticamento, mal di testa, nervosismo e insonnia.

Il malassorbimento può provocare un invecchiamento precoce. È inoltre un fattore significativo nel processo complessivo dell’invecchiamento e può essere il motivo per cui alcune persone invecchiano più rapidamente di altre. Con gli anni il tratto intestinale si altera e il suo rivestimento si copre di dura sostanza fecale e di muco, che rendono difficile l’assorbimento degli elementi nutritivi.

Per mantenersi giovane il corpo ha bisogno di sostanze nutritive. La cattiva assimilazione è una delle ragioni per cui gli anziani hanno bisogno di una maggiore quantità di elementi nutritivi. Se il cambiamento di dieta e l’assunzione di corretti integratori non migliorano il vostro stato di salute nel giro di alcuni mesi, è possibile che abbiate problemi di malassorbimento.

Coloro che soffrono di cattiva assimilazione hanno bisogno che gli integratori assunti eludano il più possibile il tratto intestinale, permettendo così di ricavare i necessari elementi nutritivi e di ritornare in salute. Si dovrebbero prendere integratori nelle forme sopra menzionate.

Si dovrebbero seguire i seguenti consigli dietetici per un periodo di trenta giorni, in modo da fornire al colon la possibilità di guarire e di eliminare dalle sue pareti il materiale indurito e il muco. Dopo trenta giorni potete reintrodurre nella dieta gli alimenti eliminati; non fatelo tuttavia troppo velocemente. Reinserite gradatamente piccole quantità di questi alimenti. La dieta dovrebbe includere riso integrale ben cotto, escludendo però il riso bianco. Mangiate molta frutta, ma limitate il consumo di agrumi. Anche la farina d’avena, i vegetali cotti a vapore e il miglio dovrebbero far parte della dieta. Non consumate prodotti derivati dal grano fino a guarigione avvenuta. Mangiate pesce bianco ai ferri, a vapore o al forno tre volte alla settimana, ma eliminate dalla dieta i frutti di mare. Bevete da sei a otto bicchieri di liquidi, includendo acqua di qualità, spremute e tisane alle ERBE (vedi: vi si trovano indicazioni su quelle che favoriscono la guarigione del colon). Per dolcificare usate malto d’orzo, una piccola quantità di miele e noci e latte di soia. Evitate burro e margarina, alimenti fritti e tutti i tipi di oli e di grassi. Questi alimenti aggravano i problemi di malassorbimento rivestendo lo stomaco e l’intestino tenue e impedendo il passaggio degli elementi nutritivi. Si dovrebbero inoltre evitare gli alimenti che favoriscono la secrezione di muco da parte delle membrane, poiché anch’essi interferiscono con il processo di assimilazione. Tra questi alimenti troviamo i prodotti caseari, gli alimenti trattati e gli alimenti istantanei, la maggior parte dei quali contenuti in scatole e lattine. La carne è difficile da digerire ed è acidogena. Evitate i prodotti contenenti caffeina come il tè, il caffè, le bevande tipo Coca-Cola e il cioccolato; i “cibi spazzatura” come le patatine in sacchetti e le caramelle; i prodotti contenenti zucchero, sale, MSG (glutammato di sodio) e conservanti.

AVVERTENZA: Questo sito ha carattere di divulgazione culturale e informativa, necessariamente generale. Le informazioni contenute, pur basate sugli studi scientifici citati, non sostituiscono il consulto personalizzato del professionista pratico, dietologo o medico.

Come capire se le feci sono sane?

Quando le feci assumono un colore chiaro potrebbe essere un sintomo riconducibile a problemi del sistema biliare, che coinvolge cistifellea, fegato e pancreas, Normalmente le feci devono avere un colore marrone, più o meno scuro a seconda degli alimenti consumati.

Cosa fare per sfiammare l’intestino?

Tra i cibi antinfiammatori per l’intestino, prediligere invece cereali, carne bianca, pesce, mele, banane, patate e carote. Le cotture al vapore, la bollitura o le grigliate sono forme di cottura più imdicate.

Come sono le feci da malassorbimento?

Sintomatologia del malassorbimento – Gli effetti che provocano le sostanze non assorbite, specialmente nel malassorbimento globale, comprendono diarrea, steatorrea, gonfiore addominale, e flatulenza. Altri sintomi sono causati dai deficit nutrizionali. I pazienti spesso perdono peso nonostante l’adeguato apporto alimentare. La diarrea cronica è il sintomo più comune ed è quello che generalmente induce alla valutazione del paziente. La steatorrea, ovvero feci grasse, caratteristica distintiva del malassorbimento, si verifica quando sono escreti > 7 g/die di grassi. La steatorrea causa feci maleodoranti, chiare, voluminose e oleose.

La diagnosi è di solito clinicamente evidente se si parte da una dettagliata anamnesi Esami del sangue per valutare le conseguenze del malassorbimento Dosaggio dei grassi fecali utile per confermare il malassorbimento (se non fosse chiaramente evidente) La causa può essere diagnosticata con esami endoscopici, esami RX con mezzo di contrasto o con altri test a seconda dei riscontri

Se l’anamnesi suggerisce un’eziologia specifica, gli esami devono essere indirizzati verso questa (vedi figura ). Se nessuna causa è facilmente rilevabile, gli esami del sangue possono essere utilizzati come strumenti di iniziale screening (p. es., emocromo con formula, indici dei globuli rossi, ferritina, vitamina B12, acido folico, calcio, albumina, colesterolo, tempo di protrombina).

Come sono le feci con colecisti?

Diarrea (con feci morbide e chiare ), ittero e subittero (occhi e pelle di colore giallastro).

Quando le feci gialle devono preoccupare?

Feci gialle in bambini e adulti – La produzione di feci gialle, dalla consistenza grassa e caratterizzata da un odore particolarmente sgradevole potrebbe essere suggestiva della presenza di grassi, che vengono espulsi quando l’organismo non è in grado di digerirli correttamente.

presenza di calcoli biliari epatite cirrosi biliare tumori.

Fegato e cistifellea sono spesso l’origine della produzione di feci gialle (Getty/PIXOLOGICSTUDIO/SCIENCE PHOTO LIBRARY) Anche la sindrome di Gilbert, una condizione assolutamente benigna, può in fase acuta causare la perdita di colore delle feci. Per approfondire le cause di colestasi si rimanda all’ articolo specifico (la colestasi si presenta anche in forma specifica in alcune gravidanze, prendendo il nome di colestasi gravidica ).

Tra le altre possibili cause malattie intestinali in grado di causare malassorbimento, come la celiachia e le malattie infiammatorie intestinali (ad esempio il morbo di Crohn ). Per la stessa ragione alcuni farmaci annoverano tra i propri effetti collaterali anche il malassorbimento dei grassi; l’esempio più caratteristico è senza dubbio rappresentato dall’ orlistat (Alli e Xenical), medicinale usato a scopo dimagrante ed il cui effetto è proprio mirato al sequestro di grassi a livello intestinale, per prevenirne l’assorbimento.

L’evacuazione di diarrea giallo brillante può anche indicare la presenza di una parassitosi nota come giardiasi,

Come sono le feci di chi ha i diverticoli?

Fattori di Rischio – Alcuni farmaci possono aumentare il rischio di diverticolite soprattutto i FANS (farmaci anti infiammatori non steroidei) e l’aspirina, Prevenire gli attacchi di diverticolite. Poiché la stitichezza è alla base di tutto, e questa è figlia di una alimentazione errata, bisogna modificare drasticamente la dieta :

Cercare di svuotare l’intestino tutti i giorni favorendo l’emissione di feci soffici e poco irritanti. Fare attività fisica vigorosa (la camminata veloce è quella più consigliata). Nessun cibo in particolare favorisce la formazione dei diverticoli o li infiamma. Assumere almeno 30 grammi di fibre al giorno (cereali, frutta e verdura). Le fibre, distendendo il colon, riducono la pressione interna che è la causa principale della formazione dei diverticoli. Eventualmente aggiungere all’alimentazione delle sostanze formanti massa soffice come lo psyllium o il macrogol. Bere molti liquidi (1,5 litri/dì) soprattutto durante i pasti, per rendere le feci soffici ed acquose. Farsi prescrivere dal gastroenterologo dei farmaci per rilassare la muscolatura liscia del colon e quindi diminuire la pressione interna che è anch’essa una causa della formazione dei diverticoli. E’ assolutamente falsa la leggenda popolare che i semi ed i noccioli di alcuni frutti possano intrappolarsi nei diverticoli e quindi perforarli. Se le feci sono soffici, esse entrano ed escono dai diverticoli senza problemi. Da alcuni studi risulta addirittura che le noci ed i popcorn riducano i rischi di diverticolite (!!). Farmaci per prevenire la Diverticolite. Certi farmaci possono diminuire il rischio di diverticolite: le statine, i calcio antagonisti, la metformina. Al contrario nessun studio scientifico serio ha dimostrato l’utilità di una assunzione periodica di antiinfiammatori intestinali come la mesalazina, di antibiotici locali quali la rifaximina e/o di probiotici per prevenire la diverticolite.

Quando Operare I Diverticoli In caso di diverticolite acuta il ricovero ospedaliero è d’obbligo. In assenza di peritonite si cercherà di disinfiammare il viscere con il digiuno e la somministrazione di liquidi e antibiotici quali la ciprofloxacina e il metronidazolo.

La diverticolite è comune nei pazienti con diverticolosi riscontrata incidentalmente, NO, Meno del 5% delle persone portatrici di diverticoli, riscontrati accidentalmente in corso di colonscopia sviluppano una diverticolite entro 7 anni. La diverticolite è sempre severa o complicata. NO, La maggioranza dei pazienti con diverticolite presenta una malattia non complicata. La metà di essi vengono curati con successo con antibiotici. La diverticolite è una malattia progressiva. NO, Circa l’80% delle complicazioni (perforazione e ascessi) avvengono durante il primo episodio. Complicazioni in seguito all’episodio iniziale sono molto rare. La diverticolite è una malattia con manifestazioni acute, ma non croniche. NO, Circa la metà dei pazienti che hanno sofferto di diverticolite non complicata, ancora dopo 1 anno dall’episodio acuto soffrono di dolori addominali e svuotamento intestinale irregolare. Infatti, il colon irritabile è molto più frequente nei soggetti che hanno avuto un precedente episodio di diverticolite, in quanto si è creata una ipersensibilità viscerale post infettiva. La diverticolite può essere diagnosticata sulla sola base della storia clinica (anamnesi) e della palpazione dell’addome (esame obiettivo) e degli esami di laboratorio. NO, Bisogna eseguire sempre una metodica di immagine per confermare la malattia La diagnosi di diverticolite con la TAC è sempre accurata. NO, Una colonscopia è sempre raccomandata dopo ogni episodio di diverticolite complicata. Tutti i pazienti con diverticolite debbono essere curati con antibiotici. Le linee guida più moderne raccomandano che i pazienti con diverticolite lieve siano curati senza antibiotici. Gli antibiotici andranno riservati alle forme gravi e nelle forme lievi solo ai soggetti fragili, anziani ospedalizzati o immunocompromessi. Il valore della Proteina C-reattiva >140mgL è la soglia per decidere una terapia antibiotica. L’associazione di metronidazolo con un fluorchinolonico (ciproxina) è l’unico trattamento per i pazienti non ricoverati con diverticolite non complicata. NO, Per i pazienti non ricoverati l’antibiotico amoxicillina+acido clavulanico (Augmentin) è un trattamento efficace in alternativa al metronidazolo+fluiorchinolonico. Una recidiva di diverticolite è sempre catastrofica! NO, Ciò avviene raramente. E’ consuetidine consigliare ai pazienti una dieta povera di fibre e di evitare semi, nocciolinoci, pop corn. NO, La dieta deve essere ricca di fibre. Possono essere ingeriti tranquillamente cocomero, kiwi, ed altri vegetali o frutta con semi. Infatti, questi vengono agevolmente digeriti nell’intestino prima di arrivare al colon, e se entrano in un diverticolo non provocano danno. Esistono farmaci per prevenire la diverticolite. NO, Assumere mesalazina e/o rifaximina non è raccomandato, in quanto sono risultate inefficaci ed inutili a questo scopo, ma potenzialmente pericolose in altri versanti. I pazienti con episodi ripetuti di diverticolite vanno sempre operati, NO, La chirurgia va eseguita nella diverticolite complicata da stenosi, fistole, ostruzioni intestinali, grandi ascessi, perforazioni, infiammazione cronica.

Strate LL and Morris AM. Epidemiology, Pathophysiology and Treatment of Diverticulitis. Gastroentrology 2019;156:1282-1298. Strate LL & Peery AF Tips for the Medical Management of Diverticulitis. Am J Gastroenterol 2023-11 585-589.

Come sono le feci di chi ha un tumore al colon?

L’anamnesi familiare e alcuni fattori alimentari (dieta a basso contenuto di fibre e/o alto contenuto di grassi) aumentano il rischio di tumore del colon-retto. I sintomi tipici comprendono sanguinamento durante l’evacuazione, affaticamento e debolezza. I test di screening sono importanti dopo i 50 anni. La diagnosi si formula spesso in base agli esiti della colonscopia. Se individuato in epoca precoce, il cancro è sostanzialmente curabile. Di solito il tumore viene rimosso chirurgicamente.

Quasi tutti i tumori dell’intestino crasso e del retto (colorettali) sono adenocarcinomi, che si sviluppano dalla mucosa dell’intestino crasso (colon) e del retto. Il tumore del colon-retto insorge di solito come neoformazione simile a un bottone sulla superficie della mucosa intestinale o rettale chiamata polipo.

Aumentando di dimensioni, il cancro comincia a invadere la parete dell’intestino o del retto. Possono essere invasi anche i linfonodi adiacenti. Poiché il sangue proveniente dalle pareti dell’intestino e da gran parte del retto viene trasportato al fegato, il tumore del colon-retto può diffondersi (metastatizzare) a questo organo attraverso i linfonodi adiacenti.

Nei paesi occidentali, il tumore del colon-retto rappresenta uno dei tipi più comuni di cancro e la seconda causa principale di decesso per cancro. L’incidenza del tumore del colon-retto inizia ad aumentare rapidamente intorno ai 40-50 anni. Ogni anno, negli Stati Uniti circa 147.950 persone sviluppano il tumore del colon-retto che provoca circa 53.200 decessi.

  • Il tumore del colon-retto è leggermente più comune negli uomini rispetto alle donne.
  • Nel 5% circa dei soggetti con tumore del colon o del retto sono presenti due o più lesioni che non sembrano semplice diffusione locale della forma primitiva.
  • I pazienti associati al rischio massimo tendono a seguire una dieta ricca di grassi, proteine animali e carboidrati raffinati nonché a basso tenore di fibre.

Può svolgere un ruolo una maggiore esposizione all’inquinamento dell’aria e dell’acqua, soprattutto a sostanze industriali che causano tumori (cancerogene). La sindrome di Lynch deriva da una mutazione genetica ereditaria che causa lo sviluppo di cancro del colon-retto nel 70-80% dei soggetti che ne soffrono.

  1. I pazienti con sindrome di Lynch spesso sviluppano il tumore del colon-retto prima dei 50 anni.
  2. Sono inoltre a maggior rischio di sviluppare altri tipi di cancro, in particolare quello dell’endometrio e dell’ovaio, ma anche di stomaco, intestino tenue, dotti biliari, rene e uretere.
  3. La sindrome da poliposi associata a MUTYH è una patologia genetica rara ed è una causa non comune di tumore del colon-retto.

È dovuta a mutazioni nel gene MUTYH, Oltre la metà dei soggetti affetti da questa sindrome sviluppa il tumore del colon-retto dopo i 60 anni. Presentano inoltre un maggior rischio di sviluppare altri tipi di cancro, come altri tumori del tratto digerente e delle ossa oltre al tumore dell’ovaio, della vescica, della tiroide e della pelle.

Il tumore del colon-retto cresce lentamente e non provoca sintomi per un lungo periodo di tempo. I sintomi dipendono da tipo, sede ed estensione del cancro. L’affaticamento e la debolezza che derivano dal sanguinamento occulto (non visibile a occhio nudo) possono essere gli unici sintomi del paziente.

Un tumore nel colon sinistro (discendente) può provocare ostruzione nelle fasi iniziali, dato che il colon sinistro ha un diametro inferiore e le feci sono semisolide. Il soggetto può rivolgersi al medico per dolori addominali crampiformi o grave dolore addominale e stipsi.

Un tumore del colon destro (ascendente) non provoca ostruzione fino alle fasi tardive, dato che il colon ascendente ha un ampio diametro e ha contenuto liquido. Pertanto, quando viene scoperto, il tumore può essere più grosso di un tumore a sinistra. La maggior parte dei tumori del colon sanguina, di solito lentamente.

Le feci possono risultare striate o miste a sangue, ma spesso la presenza ematica non è visibile. Il primo sintomo più comune del tumore rettale è il sanguinamento durante un’evacuazione. In caso di sanguinamento del retto, anche se il paziente soffre notoriamente di emorroidi o malattia diverticolare, i medici devono considerare il cancro come possibile diagnosi.

Colonscopia TC se viene individuato un tumore Test genetici per la sindrome di Lynch

In presenza di sangue nelle feci si sottopone il paziente a colonscopia, come nel caso di anomalie riscontrate in sede di sigmoidoscopia o test di diagnostica per immagini. Eventuali neoformazioni o anomalie visualizzate devono essere asportate durante la colonscopia.

Gli esami del sangue non vengono utilizzati per formulare la diagnosi di tumore del colon-retto, ma possono aiutare il medico a controllare l’efficacia del trattamento dopo l’asportazione del tumore. Ad esempio, se i livelli del marker tumorale dell’antigene carcinoembrionario (carcinoembryonic antigen, CEA) sono elevati prima dell’intervento di asportazione di un cancro noto ma sono bassi dopo l’intervento, il monitoraggio per un ulteriore incremento del livello di CEA aiuta a scoprire una recidiva precoce del cancro.

Altri due marker tumorali, il CA 19-9 e il CA 125, sono simili al CEA e a volte risultano elevati nel tumore del colon-retto. I tumori del colon che in passato venivano asportati mediante intervento chirurgico ora vengono analizzati di routine per le mutazioni genetiche che causano la sindrome di Lynch.

Colonscopia Esami delle feci Sigmoidoscopia Colonografia con tomografia computerizzata (TC) Analisi del sangue e del DNA tumorale nelle feci

La diagnosi precoce dipende dallo screening regolare, che deve normalmente iniziare a 45 anni per le persone a rischio nella media di sviluppare tumore del retto e continuare fino ai 75 anni. Nel caso degli adulti di 76-85 anni i medici valutano la salute generale del paziente e i risultati di screening precedenti e poi decidono se continuare lo screening o meno.

Lo screening inizia prima in alcune persone. Per esempio, le persone con un familiare di primo grado (un genitore, un fratello o un figlio) che ha avuto il tumore del colon-retto prima dei 60 anni devono iniziare lo screening ogni 5 anni a partire dai 40 anni o 10 anni prima dell’età della diagnosi del familiare, a seconda di quale sia precedente.

Per esempio, se al padre di un soggetto è stato diagnosticato un tumore del colon-retto a 45 anni, tale soggetto deve iniziare lo screening a 35 anni. I test del DNA fecale servono per esaminare le feci per la presenza di materiale genetico di origine tumorale.

  • Spesso i test genetici sulle feci sono combinati con test immunochimici fecali per la ricerca di sangue ( test FIT-DNA Esame genetico delle feci (test FIT-DNA) Un sanguinamento nell’apparato digerente può avere una causa poco grave come una lieve irritazione oppure molto grave come un cancro.
  • Quantità di sangue nelle feci eccessivamente piccole per.

maggiori informazioni ) e vengono eseguiti ogni 3 anni. I soggetti con un risultato positivo del test FIT-DNA devono essere sottoposti a una colonscopia di controllo entro 6 mesi, per ridurre il rischio di mancata individuazione di un tumore del colon in stadio avanzato.

Nel 10% circa dei soggetti con un risultato positivo del test FIT-DNA la colonscopia risulta normale. Questi soggetti possono ripetere il test fecale FIT-DNA dopo 1 anno o ripetere la colonscopia dopo 3 anni. Se i risultati sono negativi, tali soggetti sono considerati mediamente a rischio di sviluppare il cancro del colon e possono tornare al programma di screening normale.

La colonografia TC Colongrafia con TC La tomografia computerizzata (TC, Tomografia computerizzata (TC)) e la risonanza magnetica per immagini (RMI, Risonanza magnetica per immagini (RMI)) sono validi strumenti per la valutazione. maggiori informazioni (colonscopia virtuale) genera immagini tridimensionali del colon mediante l’impiego di una speciale tecnica tomografica.

  • Nell’ambito di questo esame è prevista l’assunzione di un agente di contrasto per via orale e il colon si gonfia di gas per effetto di una sonda inserita nel retto.
  • La visualizzazione di immagini tridimensionali ad alta risoluzione simula l’aspetto dell’endoscopia standard, di qui il nome.
  • La colonscopia virtuale potrebbe essere un’opzione per i pazienti che non sono in grado o disposti a sottoporsi alla regolare procedura di colonscopia, ma è meno accurata e altamente dipendente dalle capacità e dall’esperienza del radiologo.

La colonscopia virtuale non richiede sedazione ma richiede comunque un’approfondita preparazione intestinale e il gonfiaggio del colon con gas potrebbe risultare fastidioso. Inoltre, diversamente dalla colonscopia standard, le lesioni non possono essere asportate per analisi microscopica (bioptizzate) in sede di procedura.

La colonscopia virtuale può mostrare se il tumore si è diffuso dal colon ai linfonodi o al fegato ma non è efficace per rilevare piccoli polipi nel colon. L’esame va effettuato ogni 5 anni. I pazienti con sindrome di Lynch necessitano di screening regolare per altri tipi di cancro. Il programma di screening comprende l’ecografia degli organi femminili (attraverso la vagina), l’esame delle cellule prelevate dalla mucosa uterina (endometrio) con un dispositivo di aspirazione e gli esami del sangue e delle urine.

I familiari stretti dei soggetti con sindrome di Lynch che non si siano sottoposti a genetici sono tenuti a effettuate una colonscopia ogni 1-2 anni a partire dai 20 anni, passando poi a una frequenza annuale dopo i 40 anni. I familiari stretti di sesso femminile devono essere sottoposti ogni anno alla ricerca di tumori dell’endometrio e dell’ovaio.

  1. Oltre a sottoporsi a una colonscopia ogni 1-2 anni (cosiddetta colonscopia di sorveglianza), i soggetti con sindrome da poliposi associata a MUTYH devono essere sottoposti anche a screening per i tumori dello stomaco e del duodeno, della tiroide, della vescica, dell’ovaio e della pelle.
  2. Il tumore del colon ha maggiori possibilità di guarigione in caso di asportazione precoce, prima della diffusione.

Tumori cresciuti in profondità o attraverso la parete del colon, spesso sono già diffusi, anche se le metastasi non possono essere rilevate. Il tasso di sopravvivenza a 5 anni è pari al 90% circa se il tumore interessa solo la mucosa della parete intestinale, al 70-80% circa se il cancro si estende attraverso la parete intestinale, al 30-50% circa se il cancro si è diffuso ai linfonodi addominali e inferiore al 20% se il tumore ha metastatizzato in altri organi.

Intervento chirurgico Talvolta, chemioterapia e radioterapia

Nella maggior parte dei casi di tumore del colon, il tratto canceroso dell’intestino e i linfonodi adiacenti vengono asportati chirurgicamente, collegando le estremità restanti dell’intestino stesso. Se il tumore è penetrato nella parete dell’intestino crasso e si è diffuso a un numero molto limitato di linfonodi adiacenti, la chemioterapia dopo l’asportazione chirurgica di tutto il tumore visibile può prolungare la sopravvivenza, sebbene gli effetti di questi trattamenti siano spesso modesti.

  1. Per il tumore rettale, il tipo di intervento si basa sulla distanza rispetto all’ano e sul grado di accrescimento in profondità nella parete rettale.
  2. L’asportazione completa del retto e dell’ano significa necessità di colostomia permanente.
  3. Una colostomia è un’apertura creata chirurgicamente tra l’intestino crasso e la parete addominale.

Il contenuto dell’intestino crasso si svuota in una sacca colostomica, passando attraverso la parete addominale. Se il medico può lasciare parte del retto e l’ano è intatto, la colostomia può essere temporanea. Una volta guariti i tessuti (dopo diversi mesi), è possibile procedere ad un altro intervento chirurgico per ricollegare il moncone rettale al tratto terminale dell’intestino crasso e chiudere la colostomia.

Come sono le feci con il fegato grasso?

Generalità – La steatorrea, o feci grasse, è la condizione caratterizzata da un eccesso di grasso nelle feci. Può essere un fenomeno sporadico oppure persistente, che si ripete: nel primo caso, è dovuta generalmente a un comportamento alimentare particolare, la cui semplice correzione è sufficiente ad annullare il disturbo; nel secondo caso, invece, è più verosimilmente la conseguenza di un malassorbimento dei grassi, connesso a malattie del fegato (es: colangite biliare primitiva), del pancreas (insufficienza pancreatica esocrina) o dell’intestino (es: celiachia ).

Come sono le feci steatorrea?

In ambito medico con il termine ” steatorrea ” si indica l’ eliminazione di una gran quantità di sostanze grasse non digerite con le feci, Queste ultime assumono un aspetto untuoso e appaiono di colore chiaro, e risultano caratterizzate da un odore forte e pungente.

  • Il più delle volte all’origine della steatorrea ci sono diverse sindromi da malassorbimento, ma diverse sono le condizioni che possono risultare associate a questo disturbo (calcoli alla cistifellea, fibrosi cistica, cirrosi, pancreatite).
  • Oltre all’aspetto untuoso, al colore chiaro e all’odore pungente delle feci, la steatorrea può essere accompagnata dalla presenza di altri sintomi come gonfiore e/o dolore addominale, diarrea, crampi, nausea, vomito.

Alcune volte il cambiamento nelle feci può essere dovuto a modifiche del tutto occasionali e legate all’alimentazione: in questi casi le anomalie riscontrate nell’aspetto delle evacuazioni regrediscono nel giro di un giorno o due.

Quanto tempo rimangono le feci nell’intestino?

Transito intestinale: il colon – Il materiale che arriva nel colon è quanto resta dopo che i nutrienti presenti sono stati digeriti e assorbiti. La funzione principale del colon è quella di riassorbire acqua e sali, con formazione e, finalmente, eliminazione delle feci.

Mentre il transito tra stomaco e tenue può richiedere intorno alle sei-sette ore, il transito nel colon è molto lento, questione di giorni addirittura. Il processo è sotto il controllo del Sistema Nervoso Enterico, parte del Sistema Nervoso Autonomo, con contrazioni che si propagano attraverso i segmenti del colon e sono modulate da alcuni peptidi come somatostatina, neurotensina e motilina.

Non ci sono dati chiari sul rapporto tra velocità di transito nel colon, obesità e altre patologie. Pare invece evidente che ci siano importanti legami tra velocità di transito e microbiota intestinale, l’insieme di batteri e altri microrganismi che vive nel nostro apparato digerente e che è particolarmente abbondante nel colon.

Le specie più abbondanti appartengono a due diversi phyla, Firmicutes e Bacteroidetes con presenze importanti anche di Actinobacteria, Proteobacteria e Verrucomicrobia, Al momento non abbiamo una definizione precisa di quale sia un microbiota sano, ma appare evidente che in condizioni particolari come obesità o diabete si registrano importanti alterazioni nella compagine batterica intestinale.

Studi su animali privi di microbiota hanno mostrato che il transito intestinale è notevolmente rallentato ma può essere riportato alla normalità ripristinando la flora batterica con Lactobacillus e Bifidobacterium, Il microbiota influenza il transito nel colon grazie al gran numero di sostanze prodotte, come acidi grassi a catena corta e lipopolisaccaridi, attraverso meccanismi neurali e umorali ancora da chiarire.

Tuttavia anche la velocità di transito del materiale nel colon influenza il microbiota, che appare più abbondante e diversificato con un transito più rapido, mentre una ridotta velocità si accompagna non soltanto ad una riduzione del numero di specie presenti ma anche ad un aumento dei metanogeni e dei clostridi, con un forte incremento dei prodotti finali del metabolismo batterico delle proteine.

Probabilmente il transito colonico rallentato porta ad una completa deplezione delle fibre non digeribili, fatto che favorisce l’aumento di quelle specie batteriche in grado di sostentarsi grazie alla fermentazione delle proteine residue presenti nella massa fecale. I batteri che vivono nel nostro intestino, il microbiota intestinale, può modulare la velocità di transito, soprattutto a livello del colon e allo stesso tempo ne è modulato: una rete di interazioni non facile da districare

Come sono le feci grasse?

In ambito medico con il termine ‘steatorrea’ si indica l’eliminazione di una gran quantità di sostanze grasse non digerite con le feci. Queste ultime assumono un aspetto untuoso e appaiono di colore chiaro, e risultano caratterizzate da un odore forte e pungente.

Come sono le feci da malassorbimento?

Sintomatologia del malassorbimento – Gli effetti che provocano le sostanze non assorbite, specialmente nel malassorbimento globale, comprendono diarrea, steatorrea, gonfiore addominale, e flatulenza. Altri sintomi sono causati dai deficit nutrizionali. I pazienti spesso perdono peso nonostante l’adeguato apporto alimentare. La diarrea cronica è il sintomo più comune ed è quello che generalmente induce alla valutazione del paziente. La steatorrea, ovvero feci grasse, caratteristica distintiva del malassorbimento, si verifica quando sono escreti > 7 g/die di grassi. La steatorrea causa feci maleodoranti, chiare, voluminose e oleose.

La diagnosi è di solito clinicamente evidente se si parte da una dettagliata anamnesi Esami del sangue per valutare le conseguenze del malassorbimento Dosaggio dei grassi fecali utile per confermare il malassorbimento (se non fosse chiaramente evidente) La causa può essere diagnosticata con esami endoscopici, esami RX con mezzo di contrasto o con altri test a seconda dei riscontri

Se l’anamnesi suggerisce un’eziologia specifica, gli esami devono essere indirizzati verso questa (vedi figura ). Se nessuna causa è facilmente rilevabile, gli esami del sangue possono essere utilizzati come strumenti di iniziale screening (p. es., emocromo con formula, indici dei globuli rossi, ferritina, vitamina B12, acido folico, calcio, albumina, colesterolo, tempo di protrombina).

Perché alcune persone galleggiano e altre no?

Perché non ci sono campioni di nuoto neri? I neri nel nuoto sono svantaggiati per ragioni fisiologiche. Hanno una densità ossea più elevata rispetto ad altre popolazioni e una minor percentuale di tessuto grasso: perciò galleggiano meno facilmente. Inoltre, hanno una maggior percentuale di fibre muscolari “veloci”, quelle predisposte per gli sforzi rapidi e intensi, ideali per correre i 100 metri in 10 secondi o “schiacciare” la palla nel canestro.

  • Nel nuoto invece la gara più breve, i 50 metri, richiede più di venti secondi.
  • Non tutti i neri sono uguali.
  • I risultati olimpionici nel fondo e nella maratona dimostrano che keniani ed etiopi, per esempio, sono molto predisposti per sforzi medio-lunghi.
  • Ma nei loro Paesi non ci sono molte piscine, e perciò scarse sono le possibilità di selezionare e far emergere una nutrita “classe” di nuotatori, dalla quale potrebbe poi venir fuori il campione.

Per quanto riguarda i neri americani, poiché molto spesso lo sport è considerato una via per uscire, anche economicamente, dalla condizione di inferiorità sociale, di solito antepongono al nuoto discipline “ricche”, come la boxe, il basket o il football.28 giugno 2002 : Perché non ci sono campioni di nuoto neri?

Che aspetto devono avere le feci?

In condizioni normali, il colore delle feci varia dal marrone chiaro al marrone scuro. Eventuali cambiamenti nel colore possono essere dovuti all’alimentazione. In alcuni casi, però, possono indicare la presenza di affezioni.

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